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martedì, Settembre 27, 2022

Allarme: la carta va a rotoli. Ma il libro non muore mai

La storia della carta è simile a quella dell’Araba fenice: data per morta in più occasioni, risorge sempre. Solo, a differenza del mitologico uccello, non è in grado di controllare il fuoco che rimane il suo grande nemico come insegna monito per l’eternità la storia della Biblioteca di Alessandria. Dopo aver superato il requiem recitato dall’ebook che in un primo momento sembrava dovesse soppiantare il libro cartaceo, passata indenne la nascita degli smartphone e dei social network, ora la carta si trova ad affrontare una nuova crisi connessa all’aumento del costo dell’energia per la sua produzione.

L’Italia ha una storica tradizione di aziende cartarie e, sebbene negli ultimi anni molte delle carte utilizzate in ambito editoriale siano importate in prevalenza dal Sud-est asiatico, il settore continua ad essere importante da un punto di vista economico e rappresenta un’eccellenza per il nostro Paese.

Secondo Assocarta, nel 2021 operavano in Italia 119 imprese con 154 stabilimenti dando lavoro a 19.050 addetti con una produzione di 9,6 milioni di tonnellate di carta di cui 4,1 milioni di export per un fatturato totale di oltre 8 miliardi di euro. I numeri sono ancora più alti se si include il settore del riciclo e i non associati ad Assocarta, arrivando addirittura a 22 miliardi di euro di fatturato (1,4% del Pil).

Cifre significative che rischiano di essere messe in discussione dal boom del prezzo dell’energia; già a marzo l’associazione di categoria aveva messo in guardia dai pericoli per il settore ma la situazione è precipitata nelle ultime settimane: «Saranno inevitabili fermate produttive delle cartiere italiana» ha affermato il Presidente di Assocarta Lorenzo Poli. «In questo scenario continua Poli si inserisce anche la difficoltà delle aziende industriali nel definire i contratti di fornitura gas per il prossimo anno termico dato che i principali fornitori non si impegnano a garantire contrattualmente la consegna del gas. Purtroppo, noi industriali stiamo invece già prendendo impegni commerciali con i nostri clienti, anche nel prossimo trimestre, assumendoci di conseguenza un rischio elevato».

Chi è stato costretto a fermare la produzione nel mese di agosto è Pro-Gest, gruppo del settore cartario che conta 1400 dipendenti, un fatturato di 747 milioni e 28 sedi in tutta Italia. Non usa giri di parole per descrivere la situazione il presidente Bruno Zago: «Lavorare con questi costi dell’energia non ha senso». Ora all’azienda non resta che ritoccare i listini aumentando i prezzi del 20-30%.

Un destino simile è toccato alle Cartiere del Polesine in Veneto con un incremento del costo di gas ed elettricità quattro volte superiore allo stesso periodo dello scorso anno passando da 11 milioni di euro in sei mesi a 44 milioni. Stessa situazione per le Cartiere di Trevi in Umbria dove la bolletta del mese di agosto è passata da 581.000 euro del 2021 a 2,6 milioni del 2022. Ai problemi energetici e di approvvigionamento della materia prima, si aggiunge la riconversione di molte cartiere nella produzione di carta da imballaggi a causa del forte incremento dell’e-commerce e della richiesta di cartone ondulato.

Gli aumenti del prezzo della carta incidono a cascata sull’intera filiera editoriale colpendo le tipografie, gli editori, le librerie e infine i lettori. Le tipografie ricevono la carta per stampare i libri non solo a prezzi maggiorati ma con scadenze sempre più lunghe, anticipando i pagamenti per forniture che arriveranno dopo mesi e scaricando il costo sugli editori che, a loro volta, sono costretti ad aumentare il prezzo di copertina. I librai, già duramente provati dai lockdown, oltre a dover fronteggiare come tutti i negozianti i costi più alti delle bollette, rischiano di subire un calo delle vendite a causa dell’incremento dei prezzi dei libri.

Secondo Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione italiana editori «Per gli editori di libri il costo della carta in un anno è passato da 120 a 200 milioni». E non va meglio per i giornali, come spiega il presidente della Federazione italiana editori giornali Andrea Riffeser Monti: «A partire dal secondo semestre dello scorso anno il prezzo della carta su cui si stampano i giornali è cresciuto di oltre il 100% e ulteriori aumenti sono in corso».

Eppure la carta rimane un bene di cui non possiamo fare a meno, non solo per la necessità negli imballaggi e in altri ambiti ma per il suo valore culturale. La produzione di carta fa parte della nostra storia e identità, cartiere come Fabriano e Fedrigoni hanno una storia secolare e città come Venezia – lo racconta Alessandro Marzo Magno nel suo L’alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo (Garzanti, 2013) – hanno costruito la propria grandezza anche per merito dell’industria tipografica. Ian Sansom per il suo libro L’odore della carta (Tea, 2013) ha scelto il sottotitolo «una celebrazione, una storia, un’elegia», mentre Mark Kurlansky in Carta. Sfogliare la storia (Bompiani, 2016) ha scritto: «Nessun dubbio: la carta è qui per restare». Sta a noi difenderla dall’ennesima crisi della sua secolare storia.

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