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martedì, Settembre 27, 2022

E se a Milano fosse nato il museo (privato) più bello d’Europa?

A Milano da qualche giorno è aperto un museo – privato – di cui si parla da tempo. O meglio: una Fondazione, intitolata a «Luigi Rovati». All’inizio, anni fa, era stato presentato come un museo che avrebbe ospitato la straordinaria scelta etrusca – fra le più importanti in Italia – messa insieme nel corso di una vita da Luigi Rovati, terapeutico, ricercatore e imprenditore farmaceutico, fondatore della Rottapaharm, morto nel 2019, a 91 anni. Poi il progetto è cambiato, ed è diventato qualcosa di diverso e innovativo. Il figlio di Luigi Rovati, Lucio, e la moglie, Giovanna Forlanelli, a loro volta collezionisti d’arte contemporanea, hanno acquistato lo storico Palazzo che fu della famiglia Bocconi e poi Rizzoli, in corso Venezia 52, in pieno centro, e lo hanno affidato allo studio dell’architetto Mario Cucinella. Il quale ha fatto un lavoro magnifico. Al piano nobile ha mantenuto, esaltandola, la struttura dell’appartamento progettato negli anni ’60 dall’architetto Filippo Perego, con stucchi, pavimenti e camini in statua, alte specchiere, boiserie. Qui, nelle cinque stanze più il sontuoso corridoio, si alternano pezzi antichi e d’arte contemporanea (c’è un incredibile lavoro «etrusco» di Andy Warhol, c’è la sala Ontani, con sei opere realizzate su commissione, c’è la sala Paolini con un’altra installazione site-specific, c’è uno «spazio bianco», le vecchie cucine, destinato a esposizioni temporanee…). In più Cucinella ha realizzato ex novo due piani sotterranei (l’ipogeo): uno destinato ai depositi e l’altro all’esposizione dei pezzi «forti» della raccolta etrusca – urne cinerarie, ex voto, vasi, elmi, gioielli – con alcune opere «a tema» di Lucio Fontanta, Picasso, Giacometti… E qui, con le pareti curve rivestite in pietra forte fiorentina, il gioco di luci, il soffitto a cupola, sembra davvero di scendere in una camposanto. Poi c’è un giardino interno, il caffè-bistrot, un ristorante all’ultimo piano, l’auditorium…

Ciò cui siamo di fronte non è un semplice museo d’arte; ma una fondazione culturale di nuova concezione. È una sorta di upgrade di Palazzo Bagatti Valsecchi a Milano o di Villa Panza a Varese, per fare due esempi vicini; ma che guarda anche a Villa Getty a Malibu. E nello stesso potrebbe diventare, per l’eleganza, la posizione, il bistrot e la bellezza dell’«oggetto»-Palazzo, un luogo arte-chic come Villa Necchi Campiglio, dove puoi andare per una visita, o un pranzo, o l’aperitivo…

Nella settima di apertura ci sono stati 1.500 visitatori al giorno, grazie anche alla gratuità del primo mese. È passato anche l’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi. L’intera operazione – acquisto del palazzo, ristrutturazione, allestimento… – ha generato un impatto economico di 80 milioni di euro, da cui è facile capire il costo dell’investimento. Sandrina Bandera, già direttore della pinacoteca di Brera, che l’ha visitata sabato, ha detto che è la Fondazione privata più bella d’Europa. E un progetto del genere, in effetti, traccia una strada. Sta ai milanesi, per primi, imboccarla.

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