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martedì, Settembre 27, 2022

Javier Marías, il racconto alla sua massima potenza

È scomparso dopo una rapido malattia il diffuso scrittore spagnolo Javier Marías (aveva 70 anni), figlio del grande filosofo Julían Marías, discepolo di Ortega y Gasset, la cui opera illustra il momento della tematica storica dell’antifranchismo e il rifiuto delle problematiche nazionali a favore dello sviluppo del romanzo moderno. Javier visse con il padre un anno nel Massachusetts, dove abitò accanto a Vladimir Nabokov. Tornato poi in Spagna, insegnò all’Università Complutense di Madrid e anche ad Oxford, dedicandosi contemporaneamente alla scrittura e alla traduzione; per quest’ultima ottenne nel 1979 il Premio nazionale di Traduzione, mentre nel 2012 ha ricevuto il Premio nazionale per il libro «Los enamoramientos» che tuttavia ha rifiutato. Il suo nome in questi ultimi anni è ceto proposto per l’assegnazione del Premio Nobel.

La produzione di Marías è segnata da un continuo processo sperimentale, evidente già nel primo libro, I territori del lupo, pubblicato a soli 19 anni, la cui la storia si svolge negli Stati Uniti ed è un omaggio al cinema americano. La ricerca continua in Traversare l’orizzonte (1972), in cui si avverte l’influenza del romanzo inglese di avventura, in particolare le opere di Robert Louis Stevenson e Joseph Conrad.

Al contrario il Monarca del tempo (1978) propone materiali dispersi, quali racconti, un’opera teatrale e un saggio sul Giulio Cesare di Shakespeare. Seguono altri libri di chiaro impianto introspettivo che prevale sulla trama, privilegiando l’analisi interiore con giochi spazio-temporali per costruire il racconto.

Ricordiamo altri libri: L’uomo sentimentale (1986) e il giorno dopo nella battaglia pensa a me (1994), quest’ultimo tratto dal Riccardo III del drammaturgo inglese, dove l’autore si serve di archetipi letterari per esplorare diversi stati d’animo che proiettano sdoppiamenti dell’io alla ricerca di una verità esistenziale; operazione che continua e approfondisce nella trilogia di successo Il tuo volto il giorno dopo, una biografia convulsa dell’ambiente accademico di Oxford, in cui la scrittura inventa una realtà inesistente o presente solo nella mente dello scrittore: un ciclo narrativo che mostra una continua ambiguità con la quale Marías afferma la sua ricerca interiore. Un tracciato compositivo in cui lo scrittore interroga figure e storie, in particolare quelle ambientate durante la contesa civile spagnola con tutti i suoi errori e orrori; spesso attinge a materiali personali (foto, lettere, diari), che danno concretezza al flusso della finzione affermando figure concrete in cui l’io si riconosce.

Seguono altri grandi successi come Berta Isla (2017), ambientato a Madrid e Oxford negli anni Settanta, che ripropone personaggi già presenti ne Il tuo volto il giorno dopo: è la storia di Berta e il marito che vivono una relazione incerta, segnata da segreti e infingimenti e dove i diversi punti di vista presenti nell’uso della prima e della terza persona gettano dubbi sul valore delle istituzioni ufficiali, quali la patria, la contesa e il matrimonio. Ultimo in serie tempo Tomás Nevinson (2021), che segue le vicende del marito di Berta, il quale torna nei servizi segreti dopo esserne uscito.

Il legame dello scrittore con il romanzo più che un vincolo è uno schermo, poiché il protagonista dei suoi libri non è mai reale; è un personaggio che cambia con il tempo, rinasce, cancella il passato e torna a vivere nel presente. In ogni situazione della vita esiste per Marías una serie infinita di possibilità che non si avverano, ma esistono in quanto potenzialità latenti del vivere umano: l’autore vuole rappresentarle, dialogare con esse poiché sono innumerevoli forme e aspetti differenti dell’esistenza. A questo proposito, in un’intervista rilasciata alla sua preminente studiosa Elide Pittarello, raccolta nel libro Voglio essere lento (Passigli, 2010), lo scrittore ha detto: «Io credo che siano le vite che si potrebbero anche avere, che si sarebbero potute avere. Quasi sempre sono cose che si sarebbero potute fare, sia pure in modo immaginario». Appunto immaginario, ma non fiabesco, è il mondo narrativo di Marías che rifiuta l’esperienza pragmatica della vita mentre predilige le esistenze fragili e anche contraddittorie, dove meglio egli si specchia e rappresenta. Una scrittura, la sua, che indaga e illustra le varie situazioni dell’esistenza umana, e ciò spiega il rifiuto dell’autore non solo a restituire spaccati realistici di vita o di storia ma al contrario, come ha confessato, a proporsi come un fantasma: «un morto che racconta la storia ormai al sicuro che non gli possa capitare più niente e allo stesso tempo con la conoscenza piena di ciò che è successo e in grado di raccontarlo con quel senso di adeguamento di chi ormai non può più cambiar le cose, di chi non può più intervenire». Insomma, più che rappresentare, a Marías interessa soprattutto indagare, cercare le infinite e contraddittorie presenze dell’io in storie sempre possibili nella vita dell’uomo.

A conclusione, ricordiamo ancora il legame profondo che ha sempre unito l’autore con l’Italia, dove ha avuto numerosi lettori e importanti riconoscimenti. «L’Italia ha scritto l’ho sempre sentita vicina e la trovo abbastanza imparentata con la Spagna. Se qualcuno mi domandasse qual è il paese che somiglia di più al mio, direi che è l’Italia… In Italia mi sono sempre sentito quasi come a casa».

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